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Blog » 2015 » Marzo » 13 » Il ceto politico italiano fa schifo, ma gli altri come stanno messi?
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Il ceto politico italiano fa schifo, ma gli altri come stanno messi?

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Il ceto politico italiano fa schifo, ma gli altri come stanno messi?

Qualche giorno fa,  Il Fatto ha pubblicato un godibilissimo servizio: erano i giorni in cui i politici italiani intonavano tutti “Tripoli, bel suol d’amore” ed il giornalista, nei dintorni di Montecitorio, chiedeva ai parlamentari dove fosse la Libia, con chi confina, quale è la capitale ecc. Risultato: un disastro. Nessuno ha dato risposte corrette, uno ignorava anche che la Libia era stata colonia italiana. E di inchieste simili ce ne sono state molte altre: ricordo una dalla quale si capiva che i nostri parlamentari non hanno la benchè minima idea di cosa è lo spread.

Il ceto politico italiano, nel suo complesso, è da oltre venti anni molto al di sotto di quello di cui ci sarebbe bisogno.

Certo, un ceto politico non si improvvisa e da venti anni la distruzione dei partiti e la scomparsa di ogni attività di formazione politica ha prodotto una classe politica scalcinata di improvvisatori, cialtroni ed incapaci. Ma, chiediamoci: l’impreparazione del ceto politico è un fatto italiano o più generale? Ovviamente limitiamoci ai paesi occidentali.

Per ora lasciamo da parte i movimenti di protesta recenti come il M5s, il Fn francese, Ows, gli indignados o i “veri Finlandesi” (su cui torneremo) e concentriamo l’attenzione sui capi di stato o governo che hanno retto i propri paesi dal 1988 in poi (cioè, grosso modo, da quando si è definitivamente affermata la “globalizzazione neo liberista”).

Negli Usa si sono succeduti quattro presidenti: George Bush padre, Bill Clinton, George Bush figlio e Barak Obama. Su Bush figlio è unanime il giudizio come di uno dei peggiori presidenti della storia americana. Meno severi sono i giudizi su Bush padre e Bill Clinton che, tuttavia, non presentano un bilancio particolarmente positivo e sono comunque ritenuti fra presidenti in classifica medio bassa, peraltro è significativo che Bush padre sia stato uno dei pochissimi presidenti in carica a non essere confermato per il secondo mandato. Di Clinton non si ricordano particolari successi.

Molte speranze aveva suscitato Barak Obama, sia dal punto di vista dell’uscita dalla crisi economica, sia da quello della pace internazionale sia, infine, per quanto riguarda il riequilibrio delle diseguaglianze interne. Sul piano interno il bilancio non presenta alcuna riforma interna storicamente importante, dato il modestissimo esito tanto della riforma sanitaria quanto di quella sulla finanza. Sul piano della politica internazionale ha chiuso gli interventi in Iraq ed Afghanistan, ma lasciando una situazione di sfascio totale, ha partecipato all’intervento in Libia ed anche lì la situazione è uno sfascio; ha rotto con la Russia, creando una situazione che non si vedeva dalla fine della guerra fredda. Insomma, non pare un gran bilancio e forse è peggiore di quello di Bush figlio.

Sin qui, nessun presidente capace di grande strategia Roosevelt o Kennedy o anche un Reagan, artefice di una politica di roll back e massimo iniziatore della globalizzazione neo liberista, entrambi disegni che possono piacere o non piacere, ma a cui non si può negare un forte valore strategico.

In Francia abbiamo avuto quattro presidenti. Mitterand (eletto nel 1981, poi rieletto nel 1988 e morto nel 1992, per cui più una eredità del passato che uno degli esponenti di questo periodo, che, pertanto, consideriamo a parte) Chirac, Sarkozy ed Hollande: Chirac è stato, nel complesso un presidente di mediocre (come Pompidou e Giscard D’Estaing).

Sarkozy, inizialmente salutato come un “nuovo Napoleone”, è stato di gran lunga il peggior presidente della storia francese e, pertanto, pesantemente sconfitto alle elezioni di riconferma. Hollande è in carica solo da tre anni, ma gli indici di gradimento sono precipitati e, nell’ipotesi a lui più favorevole, se ne parla come del “Presidente normale”, cioè per nulla carismatico e con aspirazioni piuttosto modeste. Ma forse, sino alla fine,  ce la farà ad essere peggiore di Sarkozy. L’ultimo “grande “ presidente è stato Mitterand, cui si deve la riorganizzazione europea dopo la riunificazione tedesca, un piano molto ambizioso che, sul lungo periodo non ha retto, ma che rivela un respiro strategico che è mancato a tutti  i suoi successori.

Germania: Helmut Kohl è stato il cancelliere che ha portato la Germania alla riunificazione e, al pari di Mitterand, è stato l’artefice della riorganizzazione europea e dell’ingresso dell’Europa nell’era della globalizzazione, dunque un personaggio capace di disegno strategico, ma anche lui eredità del passato. Dopo di lui la Germania ha avuto due cancellieri: Schoeder e la Merkel. Il primo ha proseguito sulla linea europeista del predecessore, ma, soprattutto, ha inaugurato una stagione di partnership economico-commerciale per la Russia ed ha lentamente affrancato la Germania dall’asse con la Francia. Nel complesso, un cancellierato non del livello più alto (come fu per Adenauer, Brand o anche Schmidt e lo stesso Khol) ma comunque dignitoso. La Merkel, nel contesto europeo attuale spicca, sembra quasi Bismarck, ma vista sul piano storico si colloca in posizione medio bassa nella graduatoria. Forse in po’ più su di Schroeder, ma comunque al di sotto di Schmidt o Khol.

Potremmo proseguire con Inghilterra e Spagna, ma credo che già questa rassegna basti.

Tempi grami per la politica, come si vede. L’Italia ci ha messo la catastrofe del 1992-93 ma come si vede, se Roma piange, Parigi, Berlino e Washington non ridono. E neppure Londra o Madrid.

Magari dovremo tornarci su per chiederci il perché di questa decadenza della politica in Europa ed Usa.

Aldo Giannuli

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