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Blog » 2015 » Maggio » 7 » GLI STRANIERI STRONCANO #EXPO: ‘’UN’ORGIA DI SPRECO DI MATERIALI ORGANIZZATA IN DIMENSIONE EPOCALE”
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GLI STRANIERI STRONCANO #EXPO: ‘’UN’ORGIA DI SPRECO DI MATERIALI ORGANIZZATA IN DIMENSIONE EPOCALE”

1. DAL QUOTIDIANO DI FRANCOFORTE, ‘’FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG’’: “EXPO = ORGIA DI SPRECO DI MATERIALI ORGANIZZATA IN DIMENSIONE EPOCALE, NELLA QUALE LE PIANTINE DEL RISO, LE MACCHINE PER L’AGRICOLTURA, I CHICCHI DEL CAFFÈ VENGONO ESPOSTI COME I PEZZI MIGLIORI DELLA FIERA IN UNA MONTAGNA DI ACCIAIO DRAMMATICAMENTE MODELLATO E PARAMETRICAMENTE DISTORTO, DI LEGNO E DI VETRO RICOPERTO DI PLASTICA”

 

2. DAGO-EXPO: PALAZZO ITALIA È LA DELUSIONE PIÙ COCENTE: FREDDO E RESPINGENTE ARCHITETTONICAMENTE, MENTRE TUTTI I PADIGLIONI DEGLI ALTRI STATI ESPRIMONO ALLEGRIA
3. L’ALBERO DELLA VITA SENZA I GIOCHI DI LUCE APPARE COME IL SUPPORTO DI UNA GIOSTRA DI LUNA PARK AL QUALE MANCANO SOLTANTO I SEGGIOLINI ATTACCATI IN ALTO CON LE CATENE
4. IL RESTO È NOIA, O LA CONSACRAZIONE ECCESSIVA E SENZA GARA DI EATALY DI FARINETTI

1. EXPO, ORGIA DI SPRECO

Dal quotidiano di Francoforte, Frankfurter allgemeine Zeitung

“Materialverschwendungsorgie von epochalen Ausmaßen veranstaltet, bei der Reispflanzen, Landmaschinen, Kaffeebohnen und Apfelringe wie die Exponate einer Schmuckmesse in dramatisch verbogenen, parametrisch verzerrten Gebirgen aus Stahl, Holz und Glas mit Plastikverkleidung präsentiert werden.”

 Traduzione dell’articolo apparso nella Faz di Francoforte.

Expo = orgia di spreco di materiali organizzata in dimensione epocale, nella quale le piantine del riso, le macchine per l’agricoltura, i chicchi del caffè vengono esposti come i pezzi migliori della fiera in una montagna di acciaio drammaticamente modellato e parametricamente distorto, di legno e di vetro ricoperto di plastica.

 2. LAVORI IN CORSO: FERITA DAL CROLLO DI UNA PLACCA METALLICA

(ANSA) – Una ragazza di 24 anni è rimasta leggermente ferita dal crollo di una placca metallica dal padiglione della Turchia nel sito dell’esposizione universale.??La giovane donna è stata portata per le cure all’ospedale San Carlo. La Turchia è stato uno degli ultimi Paesi ad aderire ad Expo e il suo padiglione è stato costruito a tempo di record.

 


 

3. DAGOREPORT, UN GIORNO ALL’EXPO

 

 

 

Ci avranno persino lavorato anni, e hanno scritto anche i nomi di progettisti e controllori all’ingresso, ma Palazzo Italia è la delusione più cocente dell’italiano che oggi ha utilizzato il ponte del primo maggio per visitare l’Expo: freddo e respingente architettonicamente, mentre tutti gli altri padiglioni esprimono allegria; inutilmente concettuale all’interno; scomodo da percorrere con scale ripide e lunghe che lo avvolgono dall’alto in basso; spesso incomprensibile a prima vista o scolastico come il piccolo orticello con le cosiddette biodiversità (copyright Farinetti Oscar) delle regioni italiane; collocato male nella toponomastica del sito, il cui centro vitale e’ nel vialone centrale detto pomposamente “decumano”, mentre Palazzo Italia si affaccia sull’Albero della vita, il quale di giorno (senza i giochi di luce e senza le Frecce Tricolori a difenderlo dal cielo distraendo i visitatori) appare come il solido supporto di una giostra di luna park al quale mancano soltanto i seggiolini attaccati in alto con le catene.

Il fatto è che gli altri paesi o esprimono ben altra vitalità oppure sono molto concreti. Come ad esempio gli americani, che ti fanno accogliere da un video del loro presidente, Obama Barack, e poi ti conducono in terrazza con due comodissime scale mobili. Li puoi rifocillarti e ammirare il panorama. Se invece vuoi saperne di più sull’alimentazione a stelle e strisce ti attacchi ad una postazione video, senza perdere tempo a capire prima quale installazione devi dribblare per ottenere, forse, lo stesso risultato. Poi ti compri una t-shirt e te ne vai, perché gli americani ovviamente sono gli unici a venderla.

 Alla fine, all’Expo 2015 a tema alimentazione e sostenibilità’, la fanno da padrone i video: a decine sulle pareti per tutti i paesi espositori, o psichedelici con voce narrante nella tromba dello scalone al padiglione del Qatar (dove però a giro ultimato puoi prenderti un paio di datteri dalle ceste). L’unica differenza è la presunzione artistica con la quale li si spaccia al pubblico.

Il resto è noia, o la consacrazione eccessiva e senza gara di Eataly di Farinetti Oscar: venti ristoranti regionali selezionati da lui che non è stato selezionato da nessuno (infatti non ha dovuto partecipare a nessuna gara, non era meglio che i ristoranti li scegliesse direttamente il commissario anticorruzione, Cantone, il quale certamente almeno un ristoratore per regione lo conosce?).

Ristoranti che offrono ad un prezzo sostenuto poco più di due piatti tipici, ma non danno da bere perché le bevande si prendono a parte, con altri 10-13 minuti di fila, direttamente ai chioschi Eataly. Almeno Technogym, che fa provare le sue macchine ginniche in lungo e in largo per il vialone, ha pagato per partecipare. Così come Banca Intesa, che ha messo a caro prezzo i suoi bancomat in esclusiva. Ma Farinetti, si sa, e’ un renziano antemarcia.

 Tuttavia, la contenutistica Expo non va sottovalutata: eccetto la concettualistica triste di Palazzo Italia (che pure ospita la Vucciria di Guttuso ma ti accoglie con le voci, solo italiane e senza inglese o altre lingue, di una ventina di testimonial che dicono di fare ancora la transumanza dei bovini o producono gelati soi-disant naturali o portano verdure biologiche a Roma dalla campagna e hanno tutti le statuine mignon) e’ a prova di bambino o di visitatore medio straniero.

 Avvertenza doverosa: se arrivate con la metro, non confondete il Pavillion Zero con quello del Vaticano a causa della frase latina a caratteri cubitali che lo sovrasta: “divinus halitus terrae”. Dentro vi trovate un po’ di animali domestici e un bisonte, tutti a grandezza naturale e tutti di bianco dipinti, con le scritte e i video che celebrano la loro comunanza storica con il genere umano.

Va detto invece che il padiglione della Santa Sede ha una sua coerenza: da una parte denuncia i mali del mondo, conflitti, fame e guerra, in mezzo l’Ultima Cena del Tintoretto trasferita da Venezia, dall’altro lato quello che la Chiesa fa per aiutare e sfamare i poveri.

Avvertenza scontata: i padiglioncini regionali o provinciali ancora per qualche giorno di aperto hanno solo le facciate, presidiate da qualche hostess. O non sono finiti, o le “autorità” indigene non erano pronte a venire a Milano per inaugurarle.

Category: Generale | Views: 262 | Added by: Antonella | Rating: 0.0/0
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